Web Liturgia: aspersione dell'assemblea; ministro straordinario cosa deve fare; consumare le particole quando?
|Don Antonio Sorrentino risponde oggi alle domande di: Ciro e Maria Rosaria. Domani sarà il turno per le risposte ai quesiti di Antonio.
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Ciro chiede: carissimo don Antonio,nel rito della Veglia pasquale è previsto al n. 47 del Messale Romano a pag. 182 l’aspersione dell’assemblea. E’ scritto infatti: Il sacerdote asperge l’assemblea con l’acqua benedetta…
Le domando: il sacerdote per questa aspersione può utilizzare un secchiello vuoto da riempire con l’acqua che è stata benedetta e che è contenuta nel bacile dove poco prima è stato immerso il bambino battezzato?
Un secondo quesito. Quando durante la celebrazione eucaristica la comunione viene distribuita sotto le due specie con la collaborazione di un ministro della Comunione, è corretto fare nel seguente modo? All’Agnello di Dio il ministro sale in presbiterio, va accanto all’altare e si avvicina al sacerdote che dopo essersi comunicato distribuisce la Comunione al ministro, il quale subito dopo riceve dalle mani del celebrante il calice e insieme a lui, col calice in mano, si dirige al luogo dove viene distribuito il Corpo e il Sangue di Cristo.
Infine lei ci ha insegnato che quando si recita il Gloria al Padre è importante aggiungere la vocale e prima di nominare il Figlio e lo Spirito Santo per sottolineare l’uguaglianza di gloria che si deve sia al Padre, sia al Figlio sia allo Spirito Santo, in quanto partecipano dell’unica natura divina e sono un solo Dio in tre persone, uguali e distinte. Le chiedo: questa spiegazione riguarda anche il tradizionale segno della croce? Cioè quando ci segniamo dobbiamo premettere la vocale e prima del Figlio e prima dello Spirito Santo?
Don Antonio Sorrentino risponde a Ciro:
- La notte di Pasqua l’assemblea viene aspersa con l’acqua benedetta appunto nella veglia pasquale: la nostra gente dice: “con l’acqua nuova”.
- Sì, la sequenza è giusta.
- La congiunzione “e”, ripetuta sia nel segno di croce sia nel “Gloria al Padre” viene direttamente dall’originale latino “et – et” e ha il valore di “sia – sia” oppure “ugualmente”. Pertanto, vincendo la tentazione della fretta, della distrazione o della superficialità, è bene pronunciare distintamente le parole, anche le congiunzioni, che non sono un di più inutile.
Mariarosaria L. scrive: Carissimo don Antonio, durante una celebrazione eucaristica domenicale durante la quale l’Evangeliario viene portato in processione oppure è preparato sulla mensa dall’inizio, è bene che mentre si esegue il canto d’ingresso il sacerdote incensi oltre l’altare e il crocifisso, anche l’Evangeliario stesso? Dopo la distribuzione della santa Comunione, se normalmente restano poche particole e il tabernacolo è dietro all’altare, è sempre opportuno consumarle o è meglio aggiungerle nella pisside contenenti già le ostie consacrate nel tabernacolo? Il Venerdì Santo il rito dell’Ostensione della santa Croce può svolgersi in questo modo: dalla porta della chiesa si forma una processione per portare all’altare la Croce velata facendo tre soste cioè una presso la porta, la seconda in mezzo alla chiesa e la terza davanti all’ingresso del presbiterio ed in ognuna delle soste scoprire prima la parte superiore e poi i due bracci.
Don Antonio Sorrentino risponde a Mariarosaria:
- L’evangeliario viene incensato non all’inizio della Messa, ma al momento specifico, prima della proclamazione del Vangelo.
- Se rimangono solo due-tre particole, conviene consumarle, altrimenti vengano portate al tabernacolo.
- Per l’ostensione della croce al venerdì santo, se si preferisce la seconda forma, la croce non è velata, ma fa il suo ingresso in chiesa già tutta scoperta (Messale Romano, pag. 152, n. 17).