Sugli altari un "uomo di parola"
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Focherini, carpigiano, durante la seconda guerra mondiale riuscì a salvare più di un centinaio di ebrei. Arrestato, venne deportato in Germania nel campo di Flossenburg e poi nel sottocampo di Hersbruck, dove morì il 27 dicembre 1944, a soli 37 anni. Un uomo che si oppose alla follia anti-ebraica del nazismo e del fascismo e seppe riconoscere il bene «che resta – ha detto Tarquinio – la difesa della verità dell’uomo e sull’uomo. Questa sua radicale obiezione di cristiano di fronte a una terribile volontà di discriminazione e di sterminio è ancora oggi la sola risposta in coscienza possibile alla disumanità, comunque essa si manifesti». «Noi comunicatori, noi giornalisti – ha continuato il direttore di Avvenire – siamo spesso quelli della scrittura suggestiva, a volte mobilitante e persino sferzante, ma siamo pure quelli dell’incoerenza esistenziale ».
«La beatificazione di Odoardo Focherini è non solo un evento di grande rilevanza ecclesiale – ha detto monsignor Ernesto Vecchi, delegato per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna –. Per i giornalisti e i comunicatori è anche un’occasione per riflettere e prendere le distanze dall’imperante individualismo libertario, con una resistenza attiva, che ridia spazio alla forza dello Spirito, in barba ai vergognosi e corali adeguamenti al ‘politicamente corretto’».
Un laico beato «ci insegna che la vita di tutti noi può essere vissuta in modo speciale – ha detto Paolo Trionfini, vicepresidente di Azione cattolica – e arrivare a toccare mete molto elevate». Il legame di Focherini con il quotidiano di Bologna fu molto forte, tanto da occupare la maggior parte delle 166 lettere scritte alla moglie e agli amici negli ultimi nove mesi di vita. «L’esistenza di Focherini – ha continuato Tarquinio – ci conferma che un ‘uomo di parole’ può essere nel modo più esemplare anche un ‘uomo di parola’».
Focherini diede il meglio di sé come saggio e affidabile amministratore di giornale. «Non era quello che definiremmo un giornalista scintillante – ha specificato Tarquinio – ma la sua coraggiosa testimonianza nell’oscurità della notte del male assoluto, nel tempo della Shoah, è stata ed è esattamente questo: scintillante, di una semplicità purissima». «La beatificazione di quest’uomo – ha concluso monsignor Vecchi – rimette alla nostra attenzione la grande proposta di Benedetto XVI: abbandonare l’idea che una democrazia debba esprimersi come se Dio non esistesse, ma secondo l’orizzonte opposto».
Focherini diede il meglio di sé come saggio e affidabile amministratore di giornale. «Non era quello che definiremmo un giornalista scintillante – ha specificato Tarquinio – ma la sua coraggiosa testimonianza nell’oscurità della notte del male assoluto, nel tempo della Shoah, è stata ed è esattamente questo: scintillante, di una semplicità purissima». «La beatificazione di quest’uomo – ha concluso monsignor Vecchi – rimette alla nostra attenzione la grande proposta di Benedetto XVI: abbandonare l’idea che una democrazia debba esprimersi come se Dio non esistesse, ma secondo l’orizzonte opposto».