"Il manuale del predicatore" di don Mario Masina
|"IL MANUALE DEL PREDICATORE"
(Tutto quello che un prete dovrebbe sapere per non annoiare i suoi fedeli)
Da lunedì 8 giugno vi proporremo, quotidianamente, parte del "manuale", scritto da don Mario Masina, vicario episcopale della diocesi di Verona. I destinatari sono i sacerdoti nello specifico, ma anche i laici possono trovare margini di miglioramento nella "comunicazione" con l’altro. Per presentare l’opera partiamo dall’introduzione che lo stesso monsignor Masina ha scritto,
attendiamo i vostri commenti.
Domenica.

A questo punto della Messa i cristiani si aspettano alcune cose. In primo luogo di non addormentarsi perché sottoposti a un lungo, confuso e noioso monologo; in secondo luogo di non doversi sorbire l’ennesimo sfogo emotivo di uno che sembra ce l’abbia col mondo intero; infine, di portarsi a casa qualcosa che arricchisca spiritualmente la propria vita cristiana. E vi pare poco?
Questa è la cosa dal punto di vista dai fedeli. Dal punto di vista del prete che prende la parola, possono insorgere alcune strane


È solo per imparare a comunicare, a comunicare il meglio possibile. Convinti che se gli altri curano fino all’ossessione i particolari di un discorso di tre minuti fatto alla TV – e spesso per dire solo scemenze – cosa non dovremmo fare noi che annunciamo nientemeno che Gesù Cristo? Cominciamo allora ad esaminare l’oggetto in questione, la predica. Gli elementi che entrano in gioco in questa presa di parola sono molteplici. Anzitutto vi sono quelli di carattere contenutistico, ad esempio, una buona base biblica, un’attenzione alla vita reale e vissuta della gente. Ma non tratterò di questi. Vi
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Vi sono elementi di carattere personale. Ogni prete si pone di fronte alla propria gente in modo tutto originale, con il proprio carattere, la propria timidezza o sicurezza, umiltà od ostentazione. Molti disturbi della comunicazione nascono molto prima che la gente entri in chiesa. Se sono aggressivo e scorbutico nei rapporti quotidiani, se sono dispotico e poco aperto al dialogo, tutto questo giocherà un ruolo negativo nell’accoglienza dell’annuncio della Parola. Ma non tratterò nemmeno di questo. Cosa allora prenderò in considerazione nelle pagine che hai cominciato a leggere? Tratterò solo degli elementi comunicativi, di quelle attenzioni, cioè, indispensabili nel prendere la parola davanti a qualcuno che ascolta. Mentre, infatti, gli anni di seminario ci hanno fornito gli elementi
contenutistici, mentre la formazione permanente, ritiri ed esercizi spirituali tengono viva la dimensione interiore e la spiritualità del predicatore, mentre il confronto quotidiano con le persone e le esperienze fatte maturano, si spera, la dimensione personale e umana dell’essere prete, molto rare o addirittura assenti sono le occasioni in cui impariamo a comunicare e a comunicare bene.
Ed è proprio questa lacuna che vorrei aiutarti a colmare.
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