Liturgia web: don Antonio Sorrentino risponde…
Di seguito le risposte che don Antonio Sorrentino ha effettuato alle domande di: Salvatore, Don Giovanni N., Gino F., Francesco Caldarelli, Amedeo Napolitano, Teresa, diacono Giovanni Giulianelli, Enzo Capobianco
Per postare nuove domande al noto e stimato liturgista potete farlo scrivendole in fondo alla pagina, nello spazio dedicato ai commenti, nella pagina WEB LITURGIA, basta cliccare qui.
Musica Sacra e direttore di coro
Salvatore scrive:
Salve Padre! Mi chiamo Salvatore Di Blasi, sono un siciliano residente a Salerno da 3 anni. Sono un compositore di musica sacra e direttore di coro, nonchè cantante lirico, cresciuto liturgicamente e spiritualmente con Monsignor Giuseppe Liberto, direttore del Coro della Cappella Sistina. In Sicilia ho formato 3 corali polifoniche e 1 di voci bianche anchessa polifonica. Non nascondo il mio disagio misicale alla partecipazione della Celebbrazione Eucaristica sia Domenicale che nelle Solennità, non solo per inesattezze liturgiche da parte di alcuni Sacerdoti, ma anche per la carenza di
preparazione musicale-liturgica. Ho cercato di farmi presente a dare una mano, ma uno “praparato come me a Salerno è troppo” (così spesso mi hanno risposto alcuni sacerdoti)….Perchè tutto questo disinteresse alla Preghiera Musicale Liturgica? Spero di avere sue notizie….così magari riusciro a partecipare alla Santa Messa e non vedere il sacerdote che al momento della Preghiera Cantata mette lo sterio….Grazie
Don Antonio Sorrentino risponde:
Ogni cristiano in forza del sacramento del Battesimo è chiamato a mettere al servizio di Dio, nella vite e nel rito, le proprie doti di natura e di grazia. Pertanto è lodevole il desiderio di Salvatore di impegnare nella liturgia la propria preparazione liturgico-musicale. Speriamo che trovi qualche sacerdote sensibile, che sappia apprezzare e accogliere volentieri e con frutto questa disponibilità. Purtroppo, in questo settore, c’è parecchia superficialità e improvvisazione. In alcune chiese ci si accontenta di quello che offre la piazza: buona volontà, ma scarsa preparazione. Quanto all’uso di musica registrate nella liturgia, essa è esplicitamente vietata dai Vescovi italiani (cfr. “precisazioni al nuovo messale del 1983): la liturgia, infatti, è celebrazione di persone vive, per quello che sanno e possono fare, senza sostituirle con mezzi impropri.
Esporre, portare, accogliere Gesù
Don Giovanni N. scrive:
Rev. Mo don Antonio,
E’ chiaro che il culto e l’adorazione eucaristica sono indirizzati a Cristo come Dio e non tanto al segno e quindi all’ostia, così come è sbagliato identificare la persona con il segno. Per questi motivi è corretto il seguente linguaggio: esporre Gesù per l’adorazione, portare Gesù agli ammalati, accogliere Gesù sulle labbra o nel proprio cuore? Non sarebbe più opportuno usare l’espressione: Gesù Eucaristia? Quali altri termini è bene utilizzare? Le rivolgo un secondo quesito. Ho notato in più chiese che quando si cantano durante la Veglia pasquale le
litanie dei santi i ministri rivolgono le spalle al popolo per rivolgersi verso l’altare e il crocifisso. Qual è il significato di questo gesto? E’ opportuno farlo? La ringrazio per il suo preziosissimo aiuto per vivere la liturgia come esperienza di Dio.
Don Antonio risponde:
Effettivamente la teologia e la spiritualità dei sacramenti obbligano a passare dal segno al significato. I segni sacramentali svolgono la loro specifica funzione di mediazione e –per l’opera dello Spirito Santo- cedono il posto alla realtà intima e ultima del Sacramento. Pertanto per quanto riguarda l’Eucarestia, non è scorretto dire: “esporre Gesù, accogliere Gesù, ricevere Gesù…”. Tuttavia sarebbe più esatto dire: “Gesù Eucarestia” oppure “Gesù Eucaristico” meno bene, “Gesù Sacramentato”.
Durante la litanie dei santi, tranne che nel tempo di Pasqua, tutti (eccetto i cantori) stanno in ginocchio rivolti verso l’altare. Pertanto, durante la Veglia pasquale, si sta in piedi però rivolti verso l’altare e il crocifisso, così come se si fosse in ginocchio, si starebbe rivolti verso l’altare.
Introdurre nel Venerdì santo il rito della Memoria del dolore della B. V. Maria
Gino F scrive:
Rev. Mo don Antonio,
per quale motivo il Caeremoniale Episcoporum non è stato ancora tradotto in italiano?
Inoltre è possibile introdurre nel Venerdì santo il rito della Memoria del dolore della B. V. Maria, caratterizzato dall’uso di un’immagine della Vergine presso la quale viene posto un cero o una lampada che viene accesa durante un canto al termine del quale il celebrante recita un’orazione?
Questo rito può essere svolto al termine dell’adorazione della santa croce e prima che venga riportato il Santissimo Sacramento dal luogo della reposizione all’altare? O è opportuno in un’altro momento? La ringrazio in anticipo per le risposte che mi darà. Cordiali saluti
Don Antonio risponde:
A) L’ufficio liturgico nazionale sta portando avanti molto lavoro tra cui quello della traduzione del Caeremoniale Episcoporum. Speriamo che sia pubblicato presto.
B) La celebrazione del Venerdì santo è tutta particolare, unica, solenne, varia e sobria. È incentrata evidentemente su Cristo Crocifisso. Nel racconto della passione scritta da Giovanni si fa esplicito riferimento a Maria, che evidentemente è intimamente unita a Gesù nell’incarnazione e nel mistero pasquale. Tuttavia, sembra non opportuno introdurre nella celebrazione liturgica un pio esercizio mariano. Paolo VI, nella Marialis cultus (n 31) “deplora l’atteggiamento di coloro i quali al di fuori di un sano criterio liturgico e pastorale, uniscono insieme più esercizi e azioni liturgiche in celebrazioni ibride”.
Come allestire l’altare della reposizione
Francesco Caldarelli scrive:
Rev. Mo don Antonio,
fra i riti della Settimana Santa, che vive liturgicamente i suoi momenti più significativi nel “Triduo Pasquale”, la tradizione religiosa tramanda per la giornata del Giovedì Santo quello della visita ai “Sepolcri”.
Negli ultimi anni per quanto riguarda l’allestimento della reposizione nelle chiese ho notato uno smisurato aumento di presenza scenica , perdendo a mio parere il significato essenziale. Le chiedo il suo parere in proposito, ed
inoltre le pongo un quesito: è corretta la presenza della croce sull’altare della reposizione.
Nel ringraziarLa anticipatamente, porgo cordiali saluti.
Francesco Caldarelli
Don Antonio risponde:
Le riporto quanto prescrive la congregazione per il culto divino nella lettera per la “Preparazione e celebrazione delle feste pasquali” (n 57).
“Dopo la Messa in Coena Domini, l’Eucarestia venga custodita in un tabernacolo chiuso. Non si può fare l’esposizione con l’ostensorio. Il tabernacolo non può avere la forma di un’urna, che possa indurre, come
qualsiasi altro elemento, a considerare il “luogo della reposizione” come “sepolcro”. Si eviti anche questo termine, perché non si vuole rappresentare la sepoltura di Gesù, ma solo custodire il pane eucaristico per la Comunione al Venerdì Santo e per l’adorazione. L’ideale sarebbe adornare in modo più solenne (ma sempre sobriamente) il luogo o la cappella dove si conserva l’Eucarestia durante l’anno”. Se il luogo abituale della custodia eucaristica è un altare, perché vi si celebra anche la Messa nei giorni feriali, si rimanga pure la croce. Se tale luogo della custodia eucaristica non prevede la celebrazione feriale della Messa, non sembra opportuno mettervi una croce il giovedì santo quando vi si conserva in modo solenne l’Eucarestia.
Il bacio del piede alla lavanda, accompagnare la croce il venerdì Santo e portarla in processione durante la veglia pasquale
Amedeo Napolitano scrive:
Rev. Mo don Antonio, mi complimento per il servizio che rendete attraverso le vostre risposte che ci illuminano su come va vissuta la liturgia.
Vorrei porvi alcuni quesiti:
Il giovedì santo durante la lavanda dei piedi il sacerdote deve baciare i piedi di coloro che sono stati scelti per questo rito? Se non è obbligatorio, è bene che lo si faccia lo stesso?
Il venerdì santo mentre il sacerdote scopre la croce durante la prima forma dell’ostensione, i ministranti portano le candele accese. Che significato ha l’uso di queste candele? Inoltre i ministranti devono essere rivolti verso l’altare, verso l’assemblea o stare l’uno di fronte all’altro? I ministranti dovranno assumere lo stessa posizione anche quando conclusa l’ostensione
si svolge l’adorazione della santa Croce?
Durante la Veglia pasquale, bisogna portare la croce in processione? Leggendo il Messale romano sembrerebbe di no, ma nella Veglia che il papa presiede viene sempre portata.
La ringrazio di vero cuore e le porgo cordiali saluti.
Don Antonio risponde:
A) il bacio del piede dei fanciulli o adulti, scelti per la lavanda, non è previsto dal rito. Alcuni sacerdoti lo fanno, è un di più, segno di umiltà e carità, non obbligatorio ma –penso- non deplorevole. Giovanni Papini, nella sua “vita di Cristo” diuce che Gesù lava i piedi ai suoi apostoli con l’umiltà di uno schiavo e l’amore di una mamma”.
B) Il Messale parla di ministranti che accompagnano la croce, sia quando viene portata al sacerdote, sia quando da questi viene presentata per l’adorazione, sia quando viene adorata dai fedeli. Dove si pongono i ministranti? Non viene precisato. Potrebbero porsi di fianco o leggermente avanti rispetto a chi porta la croce; oppure uno di fronte all’altro (con la croce in mezzo) quando vengono i fedeli per l’adorazione.
C) Durante la processione del Cero Pasquale non è previsto la presenza della croce: il segno di Cristo in questa celebrazione è evidentemente il cero
Deporre la Pisside nel tabernacolo
Teresa scrive:
carissimo don Antonio durante la celebrazione della Santa Messa nella mia parrocchia al momento di deporre la pisside nel tabernacolo dopo l’Eucaristia l’assemblea si genuflette, ora se il celebrante se ha accolto il Corpo di Cristo può essere esonerato dal genuflettersi come mai l’assemblea lo fa? è un di più? grazie per l’attenzione e per la risposta che mi darà.cordiali saluti.
Don Antonio risponde:
I fedeli, quasi per salutare Gesù che viene “chiuso” nel tabernacolo, fanno a volte una genuflessione o un inchino. È un di più non richiesto.
Chi legge la Passsione la “domenica delle palme”?
diac. Giovanni Giulianelli scrive:Carissimo Padre, leggo spesso i suoi pareri illuminanti sulllo stile del celebrare ed ora perciò mi rivolgo a lei per avere la risposta ad un problema. Da 22 anni sono diacono della diocesi di Roma e nella settimana santa tanti problemi, a volte originali, nel tempo si sono presentati.Quest’anno il presbitero con funzioni di cerimoniere ha estratto dalle sue originalità questa che mi risulta nuova: premesso che in parrocchia ci sono 2 diaconi, egli ha deciso che nella domenica delle Palme, la passione venga proclamata da 3 presbiteri concelebranti. Alla mia richiesta delle motivazioni di tale scelta, ha affermato che i presbiteri sono “maggiori” rispetto ai diaconi. Ma cosa significa. Allora in tutte le S. Messe si verifica questa stessa situazione, quindi il diacono può dedicarsi ad a
ltro! La prego voler trovare qualche minuto del suo tempo per donarmi la sua risposta a questa scelta che mi amareggia molto.Le sono grato fin d’ora e le porgo i miei auguri per la santa Pasua:Cristo è risorto!Sì, veramente RISORTO Giovanni diacono.
Don Antonio risponde:
La costituzione liturgica (SC n 28) recita chiaramente: “Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o semplice fedele, svolgendo il proprio ufficio, si limiti a compiere tutto e soltanto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza”. Cioè: a ciascuno il suo. La proclamazione del Vangelo spetta al diacono, così come le prime letture spettano ai lettori istituiti, anche se vi fossero presenti diaconi e presbiteri. Il racconto del “Passio” può essere anche proclamato da fedeli laici se si usa la forma dialogata.
Uso di più calici durante la Messa, benedizione eucaristica, incensare le specie eucaristiche
Enzo Capobianco scrive:
rev. don antonio, ho dei quesiti da rivolgerle
1) in una celebrazione eucaristica, nel caso fossero usati più di un calice, per la comunione al sanguedi cristo,all’offertorio (l’acqua unita al vinjo ecc)va posta solo in un calice o a più di uno?
2) alla benedizione eucaristica l’ostensorio và preso dall’altare dal diacono e poi passato al sacerdote che presiede o da questi, e la benedizione viene impartita stando davanti all’altare o dietro?
3)è corretto incensare le specie eucaristiche all’elevazione,subito dopo la consacrazione? in attesa, porgo distinti saluti e mi congratulo per la sua
rubrica.
Don Antonio risponde:
A) Le gocce d’acqua vanno aggiunte al vino in ciascun calice.
B) Il diacono porge l’ostensorio al presbitero per la benedizione, che può essere impartita sia da dietro sia davanti all’altare, dipende dalla situazione concreta. Il rito non specifica.
C) Si è previsto che vi sia incensazione (con tre tiri doppi) a ciascuna delle due elevazioni dopo la consacrazione.
About The Author
Enzo Salsano