Liturgia web: don Antonio Sorrentino risponde…

Di seguito le risposte che don Antonio Sorrentino ha effettuato alle domande di: Eugenio, Giuseppe Malvone, Don Giovanni, Antonio, Pasquale, Mariarosaria, Claudia e Clara. Per postare nuove domande al noto e stimato liturgista potete farlo scrivendole in fondo alla pagina, nello spazio dedicato ai commenti, nella pagina WEB LITURGIA, basta cliccare qui.

L’organista e la Comunione

Eugenio scrive:

Gentile don Antonio, può il celebrante Comunicare l’organista prima di fare la comunione lui stesso? (Questo per consentire all’organista di suonare al momento della Comunione)
Grazie infinite.

Don Antonio risponde:

No,  la norma è chiara (OGMR, nn.86.87): il celebrante-presidente deve lui per primo comunicarsi e poiu distribuire il pane eucaristico ai ministri e ai fedeli.


Benedizione solenne nella festa del battesimo di Gesù

Giuseppe Malvone scrive:
vorrei sapere se la benedizione a termine della messa del battesimo di Gesù deve essere di natale, dell’epifania o del tempo ordinario.
Don Antonio risponde:
La festa del Battesimo di Gesù chiude il ciclo natalizio (non più la Presentazione del Signore, 2 febbraio) però non ha un formulario specifico di triplice benedizione. Volendo congedare il popolo con una benedizione solenne, si può usare una di Natale (con opportune modifiche) o anche una più generica del tempo ordinario.

Croce o crocifisso all’adorazione del Venerdì Santo
Don Giovanni N. scrive:
Rev.mo don Antonio Sorrentino,
il Venerdì santo nella celebrazione della Passione del Signore si usa in genere il crocifisso. Il rito invece invita ad adorare la croce e non il crocifisso. Nel Venerdì santo infatti l’antifona che apre l’adorazione della croce è: Adoriamo la tua Croce Signore, lodiamo e glorifichiamo la tua santa risurrezione. Dal legno della Croce è venuta la gioia in tutto il mondo.
In questo giorno celebriamo quindi già la Pasqua di Cristo.  Durante la celebrazione della Passione bisogna usare quindi una croce senza l’immagine di Cristo crocifisso?La ringrazio di vero cuore.
Don Antonio risponde:
Così leggiamo nel “Cerimoniale Episcoporum” (n1011) “tra le immagini sacre occupa il primo posto l’immagine della preziosa e vivificante Croce [concilio Niceno II], in quanto essa è segno di tutto il mistero pasquale”. Nessuna immagine è più cara al popolo cristiano, nessuna più antica. La santa Croce, infatti, rappresenta la passione di Cristo e il Suo trionfo sulla morte e insieme, come insegnano i padri, viene annunciato il ritorno glorioso di Cristo”.
Il rito del Venerdì Santo parla di croce e non ci crocifisso, di “adorazione della croce”. Evidentemente il nostro culto delle immagini è sempre relativo al mistero che esse intendono raffigurare e al soggetto protagonista. Nel nostro caso, la croce evidentemente dice riferimento alla redenzione, è il “lignum salutis” in antitesi al “lignum perditiones” del peccato originale. E così passando facilmente dal segno della redenzione al soggetto che ci ha redenti, fu spontaneo –soprattutto nel basso Medioevo, quando il gotico e la spiritualità francescana evidenziarono l’umanità sofferente di Cristo – presentare all’adorazione dei fedeli non più la croce spoglia o quella gemmata, ma contemplarla aggiungendovi il crocifisso, che su di essa si offrì in sacrificio al Padre per la nostra salvezza. Attualmente, in fedeltà al rito, dovremmo presentare all’adorazione la nuda croce. Ma il popolo preferisce vedere, adorare e baciare Gesù anziché il suo segno redentivo. Non sembra un cedimento al devozionismo, ma una esigenza della sensibilità più immediata dei fedeli, che volentieri passa dal segno al significante e al significato.

Ci si segna alla benedizione col SS.mo o con l’Evangelario
Antonio N. scrive:
Rev. Mo don Antonio,quando il celebrante benedice con l’Evangeliario e con il Santissimo Sacramento l’assemblea tracciando su di essa un segno di croce, i fedeli che atteggiamento dovranno assumere: segnarsi anche loro con il segno di croce oppure no? Se si segnano, lo devono fare tutti contemporaneamente? Questo significa farlo con molta calma per dare la possibilità al ministro di benedire ogni lato della chiesa ed esprimerebbe, immagino, l’unità dell’assemblea.
Oppure si segnano volta per volta i fedeli che si trovano sul lato verso il quale il ministro mostra l’Evangeliario o l’ostensorio col Santissimo Sacramento? Grazie infinite.

Don Antonio risponde:
Se si dà una benedizione, essa non è a vuoto, ma la si riceve segnandosi. Quando (non il prete) il Vescovo benedice l’assemblea con l’Evangelario è più semplice segnarsi tutti insieme. Quando invece, la benedizione viene data con l’Ostensorio, siccome è lenta e un po più lunga, è più difficile avere questa uniformità, per cui ci si può segnare liberamente, soprattutto se il Vescovo benedice con un triplice segno di croce al centro, a sinistra e a destra.

Genuflessione al tabernacolo

Pasquale N. scrive:
Caro don Antonio,
ringraziandola di cuore per tutto ciò che fa, desidero rivolgerle alcuni quesiti: quando il tabernacolo è dietro all’altare, il ministro che prende la pisside con le ostie consacrate durante l’Agnello di Dio è opportuno che faccia la genuflessione dopo aver aperto la porticina, oppure è bene che non faccia né la genuflessione e né l’inchino perché il Santissimo Sacramento è già sull’altare?
Invece quando lo ripone dopo aver distribuito la S. Comunione, non essendoci più il Santissimo Sacramento sull’altare il ministro prima di chiudere la porticina del tabernacolo deve genuflettersi oppure inchinarsi? Questo atteggiamento va fatto solo dal ministro che lo ripone o anche da coloro che gli sono vicini oppure da tutti i ministri e ministranti che sono in presbiterio?
Cordiali saluti.

Don Antonio risponde:
Purtroppo, avere il tabernacolo dietro l’altare rivolto al popolo è una soluzione anomala, che crea problemi durante la celebrazione Eucaristica. D’altra parte, molte chiese a una sola navata poco si prestano a soluzioni più adeguate. A ogni modo, quando il ministro, al momento della Comunione, va a prendere la pisside, apre il tabernacolo, non è necessario fare la genuflessione, perché nel presbiterio è già presente, sull’altare della celebrazione in atto, Gesù eucaristico. Nel riporre la pisside a fine Comunione, se il ministro ha ricevuto l’Eucarestia, ha già presente Gesù in sé e pertanto non genuflette, ma semplicemente depone la pisside e chiude il tabernacolo. I ministranti e gli altri fedeli non è necessario che genuflettano, perché è prevista la genuflessione al tabernacolo –se è nel presbiterio solo all’inizio e alla fine della Messa, essendo tutta l’attenzione concentrata sull’altare della celebrazione. “I riti splendano per nobile semplicità, siano trasparenti per la loro brevità e senza inutili ripetizioni” (SC,n.34). Pensiamo, ad esempio alle decine di segni di croce, “Dominus vobiscum” e baci all’altare prescritti nel rito di S. Pio V. Oggi, invece, il sacerdote bacia l’altare solo all’inizio e alla fine della Messa; il saluto “dominus vobiscum” si dà solo 4 volte, a sottolineare le quattro parti della Messa (inizio, fine, liturgia della Parola e liturgica Eucaristica).

Genuflessione e pulizia della chiesa
Mariarosaria L. scrive:
Quando si prepara l’altare o si riordina la chiesa, per lavare ad esempio, e si deve necessariamente passare dinanzi al tabernacolo e anche più volte prima di concludere il lavoro, è bene genuflettersi sempre davanti al tabernacolo oppure solo all’inizio e alla fine del lavoro?
Don Antonio risponde:
Il Signore è buono e comprende le nostre situazioni concrete. Dovendo preparare l’altare o riordinare la chiesa, è bene fare una bella genuflessione (vero gesto adorante e non semplice esercizio ginnico) all’inizio e alla fine dell’impegno e fare tutto in semplicità sotto lo sguardo benevolo del Signore.

Rami di ulivo ai neocatecumeni
Claudia Fiorentino scrive:
Gentile Don Antonio
E’ possibile nella Domenica delle Palme aggiungere questo rito: il celebrante consegna a coloro che fanno parte del cammino neocatecumenale i rami di ulivo o di palma, mentre tutti gli altri fedeli, compresi tanti bambini e ragazzi, li portano in mano dall’inizio della celebrazione. Dopo questa consegna che avviene con un rito ben preciso inizia la processione in chiesa dove si celebra la S. Messa. Mi chiedo anche se è opportuno per la comunità intera far vivere un rito soltanto per un gruppo della parrocchia.
Don Antonio risponde:
Il gesto di consegnare i rami di ulivo o di palma solo ai fedeli del cammino neocatecumenale potrebbe sembrare un privilegio non previsto dal rito, in quanto gruppi e movimenti fanno parte dell’unica assemblea e non hanno in essa una visibilità particolare.

Il colore del drappo dell’ambone
Clara R.scrive:
Caro don Antonio,
nutro una profonda stima di lei. Le chiedo pertanto per quale motivo su uno stesso argomento gli esperti in liturgia hanno idee diverse. Ad esempio lei nel libro Celebriamo con Gioia sottolineando l’importanza dell’ambone scrive: …è bene, almeno nelle feste, ornarlo con fiori e con un drappo, preferibilmente del colore liturgico del giorno. In una rivista di formazione liturgica altri esperti in campo liturgico evidenziano invece che non essendoci delle norme a riguardo e che le indicazioni sul colore esistono solo per i paramenti dei ministri, per l’ambone è opportuno il colore bianco poiché è un luogo pasquale richiamando il sepolcro vuoto.
Cordiali saluti

Don Antonio risponde:
Liturgia della Parola e liturgia eucaristica formano un unico atto di culto (SC, n.56), non hanno due luoghi distinti e correlati: l’ambone e l’altare, cioè la mensa della Parola e la mensa del corpo eucaristico di Cristo. L’ altare deve essere sempre ricoperto da almeno una tovaglia di colore bianco, pur ornato da un bordo colorato. Per l’ambone, è previsto che “sia ornato sobriamente in modo stabile o in determinate occasioni, specialmente nei giorni più solenni” (introduzione al Lezionario, n.33). Lo si può ornare con fiori o anche con un drappo. Non è detto di più, né si specifica il colore. Nel mio libro “celebriamo con gioia” ho consigliato (“preferibilmente”) il colore liturgico del giorno, per sottolineare la celebrazione del giorno. Altri preferirebbero sempre il colore bianco o dorato, per evidenziare il carattere pasquale dell’ambone (segno del sepolcro vuoto). Non essendovi una norma precisa a riguardo, c’è libertà di scelta.


Add a Comment