Lettera di un "sacerdote"… don Antonio Romano
|Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera aperta al clero e ai fedeli della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno e agli amici tutti, da parte di don Antonio Romano.
La Missione della Chiesa, la Chiesa delle missioni

In questo lasso di tempo ho avuto modo di rivedere l’Arcivescovo, tanti confratelli e amici, che mi hanno dimostrato il loro affetto e sostegno in diversi modi. Volevo, dunque, cogliere l’occasione di questa lettera per ringraziare tutti e per una piccola, permettetemi, esortazione missionaria.
Ringrazio, innanzitutto, Mons. Moretti per la fiducia accordatami, confermandomi per altri tre anni come Fidei Donum in Congo in compagnia dei Padri Saveriani, che ringrazio vivamente. Lo ringrazio anche per l’affetto e il sostegno dimostratomi in tutte le occasioni, in cui ci è stato possibile incontrarci e conversare un po’ sulla realtà congolese.

Ringrazio i tanti amici e amiche delle diverse Congregazioni religiose, maschili e femminili, che, come sempre, ho rivisto con piacere e con i quali ho avuto modo di passare del tempo in preghiera e in compagnia, sicuri dell’unica Missione della Chiesa, che si realizza attraverso i tanti e diversificati carismi, che il Signore ispira e dona ad ogni famiglia religiosa.
Ringrazio pure tutti gli amici di tante Associazioni e Movimenti e Gruppi, che pure ho potuto incontrare o solamente sentire per telefono. La ricchezza della Chiesa passa anche e soprattutto attraverso di essi, nel momento in cui si aprono all’amore di Dio nell’obbedienza alla Chiesa, di cui sono figli, e di cui, quindi, si prendono cura, vivendo la loro Missione di evangelizzatori nelle loro parrocchie, accompagnando il lavoro dei parroci.

Non voglio e non posso dimenticare gli amici di Telediocesi, che mi hanno permesso di fare la bella esperienza della stupenda rubrica sull’Ottobre Missionario, che ha fatto sì che molti potessero scoprire la bellezza dell’essere missionari nella Chiesa a tutti i livelli.
Grazie a tutti i missionari: sacerdoti, religiosi e laici che vi hanno contribuito o in studio o via skype e che hanno reso ancora più unita la Chiesa intera sparsa in tutto il mondo.

Come dicevo innanzi, volevo cogliere anche l’occasione di condividere una riflessione fatta, passando questo tempo con voi in Italia. Più volte e in diversi modi mi è stato chiesto di parlare della mia esperienza missionaria e di quello che faccio o realizzo qui in Congo. In più occasioni ho risposto che non faccio altro che sforzarmi di fare il sacerdote, né più né meno, di come ho cercato di farlo in Italia, ricordando a me stesso ogni giorno che sono e sarò sacerdote di Cristo nella sua unica Chiesa, la cui Missione è di far conoscere l’amore di Dio, manifestato in modo unico e irripetibile nell’Incarnazione de Figlio suo e nostro Signore.

Non con poca amarezza, ho ancora una volta ascoltato chi mette in discussione il mio essere sacerdote missionario Fidei Donum, perché qui in Congo collaboro con i Padri Saveriani, a cui debbo tanto, per questa esperienza missionaria a favore di una Chiesa, che soffre tanto, e per la quale lavoro a nome della mia Chiesa particolare di Salerno di cui sono figlio e sacerdote. Da cristiano e da sacerdote mi sconvolgo nel sentir parlare della “mia missione” o della “sua missione”, come se ci fossero più missioni della Chiesa. I vari progetti di sviluppo sociale, che ogni Chiesa particolare o ogni Congregazione o Organismo laico realizzano, sono progetti che debbono portare all’unica Missione della Chiesa. Ecco il motivo per cui non interessa e non deve interessare se è realizzato dall’uno o dall’altro, ma, per quanto è possibile, ogni cristiano deve la sua contribuzione nelle modalità a lui consone e nella comunione con la Chiesa.

Dio benedica tutti perché sempre e dovunque siamo testimoni del suo amore misericordioso, che si manifesta nella Chiesa, sua Sposa e nostra Madre.
Bukavu, 3.11.2012
PieDONe l’africano