Camera, via libera al taglio degli stipendi dei deputati

Via libera dall’Ufficio di presidenza della Camera ai tagli per gli stipendi dei deputati, per un importo di 1.300 euro lordi (circa 700 euro netti), a cui si dovrà aggiungere un ulteriore taglio del 10% per quei deputati che svolgono un ruolo ulteriore, come i presidenti di commissione. “Si tratta di decisioni ad effetto immediato” spiega il vicepresidente Rocco Buttiglione.

TETTO AGLI STIPENDI DEI MANAGER PUBBLICI: IL DECRETO ATTUATIVO ALLE CAMERE
In anticipo di circa due mesi rispetto al termine fissato con la manovra di fine 2011, Mario Monti ha trasmesso ai presidenti delle Camere lo schema di decreto attuativo sul tetto alla retribuzione dei dirigenti pubblici. Il provvedimento, ricorda la presidenza del Consiglio, stabilisce che il trattamento economico complessivo del primo presidente della Corte di Cassazione diventa il parametro di riferimento per tutti i manager delle pubbliche amministrazioni. “In nessun caso l’ammontare complessivo delle somme loro erogate da pubbliche amministrazioni potrà superare questo limite”, dice Palazzo Chigi.

Inoltre, il decreto prevede che, fermo restando il tetto massimo, per i dipendenti collocati fuori ruolo o in aspettativa retribuita, presso altre pubbliche amministrazioni, la retribuzione per l’incarico non potrà superare il 25% del loro trattamento economico fondamentale. “Lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri verrà sottoposto al preventivo parere delle competenti commissioni di Senato e Camera. Contestualmente, la Ragioneria generale dello Stato indicherà le modalità di versamento al Fondo per l’ammortamento dei Titoli di Stato delle risorse rese disponibili dall’applicazione dei limiti retributivi stabiliti dalla norma. Le risorse così risparmiate non potranno andare a copertura di altre spese”, continua la nota.
“Il governo Monti è pienamente consapevole dell’importanza del contenimento dei costi degli apparati burocratici. Dal buon esito dell’operazione dipendono sia il successo dei programmi di risanamento dell’economia, sia quello degli stimoli alla crescita e competitività. Il contenimento dei costi della burocrazia contribuirà cosi a rafforzare il credito di fiducia che i Paesi dell’eurozona e gli investitori internazionali decideranno di accordare all’Italia nei mesi a venire”.

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