"DEI VERBUM", 43 anni di "Rivelazione e trasmissione"

"Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé".
Con queste parole ha inizio la Costituzione dogmatica "Dei Verbum"" sulla Divina Rivelazione

Oggi, continuando nella preghiera, desideriamo colorare di "rosa" i sogni di chi è nella sofferenza, e disegnare in cielo, un cuore per ogni sorriso a loro donato.  "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po’ afflitti da varie prove,  perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime". (1Pt 1,6-9).
A quarantatre anni dalla sua promulgazione avvenuta in Roma il 18 novembre  1965, da parte di Paolo VI, vorremmo ricordare questo evento facendovi partecipe di uno scritto,  trovato  navigando in internet, tratto integralmente da: "Teologia fondamentale. Una introduzione alla Dei Verbum" a cura di don Andrea Lonardo"Il Concilio intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami. Questa frase riprende un’espressione di un piccolo scritto di Sant’Agostino che si chiama De catechizandis rudibus (Dei principianti che debbono essere catechizzati). E’ una lettera con la quale Sant’Agostino voleva rincuorare i catechisti scoraggiati. C’era un diacono, che era sempre un po’ depresso, un po’ triste, perché non riusciva nel suo incarico e gli aveva scritto chiedendogli lumi sul suo servizio di catechista. Allora Agostino gli scrive in risposta questa lettera. Il Concilio vuole cominciare la Dei Verbum proprio citando questa sequenza annunziare-ascoltare-credere-sperare-amare. Già questo è interessante – arriviamo poi subito alle sue valenze catechetiche. Sapete noi siamo in un contesto dove quando si parla del cristianesimo tutti dicono: “Basta amare”. Se si domanda chi è il cristiano, la risposta immediata che sentiamo è: “Colui che ama”. “Io amo, quindi sono cristiano”. L’amore sembra essere la chiave da cui tutto parte. Invece il procedimento che Sant’Agostino ci mostra in questa sequenza è diverso: c’è l’annunzio della salvezza, attraverso l’annunzio della salvezza si ascolta, attraverso l’ascolto si crede, attraverso la fede arriva la speranza e solo come ultimo passo la persona comincia ad amare. Chiaramente si potrebbe anche valorizzare immediatamente l’amore, ma questa successione di tappe è volutamente indicata dalla Dei Verbum".

 

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