"DEI VERBUM", 43 anni di "Rivelazione e trasmissione"
|
A quarantatre anni dalla sua promulgazione avvenuta in Roma il 18 novembre 1965, da parte di Paolo VI, vorremmo ricordare questo evento facendovi partecipe di uno scritto, trovato navigando in internet, tratto integralmente da: "Teologia fondamentale. Una introduzione alla Dei Verbum" a cura di don Andrea Lonardo. "Il Concilio intende proporre la genuina dottrina sulla divina Rivelazione e la sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami. Questa frase riprende un’espressione di un piccolo scritto di Sant’Agostino che si chiama De catechizandis rudibus (Dei principianti che debbono essere catechizzati). E’ una lettera con la quale Sant’Agostino voleva rincuorare i catechisti scoraggiati. C’era un diacono, che era sempre un po’ depresso, un po’ triste, perché non riusciva nel suo incarico e gli aveva scritto chiedendogli lumi sul suo servizio di catechista. Allora Agostino gli scrive in risposta questa lettera. Il Concilio vuole cominciare la Dei Verbum proprio citando questa sequenza annunziare-ascoltare-credere-sperare-amare. Già questo è interessante – arriviamo poi subito alle sue valenze catechetiche. Sapete noi siamo in un contesto dove quando si parla del cristianesimo tutti dicono: “Basta amare”. Se si domanda chi è il cristiano, la risposta immediata che sentiamo è: “Colui che ama”. “Io amo, quindi sono cristiano”. L’amore sembra essere la chiave da cui tutto parte. Invece il procedimento che Sant’Agostino ci mostra in questa sequenza è diverso: c’è l’annunzio della salvezza, attraverso l’annunzio della salvezza si ascolta, attraverso l’ascolto si crede, attraverso la fede arriva la speranza e solo come ultimo passo la persona comincia ad amare. Chiaramente si potrebbe anche valorizzare immediatamente l’amore, ma questa successione di tappe è volutamente indicata dalla Dei Verbum".