Seconda settimana del Sinodo dei vescovi
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E’ necessaria una maggiore attenzione “al nostro pubblico, o ai molteplici pubblici, cui ci indirizziamo, per comprendere le loro preoccupazioni e le loro domande. Abbiamo bisogno di capire meglio e di tenere in considerazione i contesti e gli ambienti in cui essi incontreranno la Parola di Dio”. A soffermarsi sui "metodi" e sulle "nuove forme di linguaggio e comunicazione" nella trasmissione della Parola è stato mons. Claudio M.Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. “Solitamente – ha detto Celli – abbiamo considerato i nuovi mezzi e tecnologie della comunicazione come strumenti per trasmettere la Parola. La sfida di oggi è comprendere che le nuove tecnologie non sono solo strumenti di comunicazione, ma stanno profondamente influenzando la cultura stessa delle comunicazioni. Lo sviluppo di internet come mezzo interattivo, dove gli utenti cercano di imporsi in qualità di soggetti e non solo di consumatori, ci invita a sviluppare in modo più esplicito forme dialogiche di insegnamento e presentazione”. Ma quando si comunica è importante che vi sia chi ascolta: “in un mondo come il nostro – ha sottolineato il Vescovo di Imus, nelle Filippine, Luis Tagle – dove le persone hanno smarrito l’arte di ascoltare, la Chiesa potrebbe creare un contesto, un’atmosfera per un reale ascolto. E nella Bibbia non sono solo i popoli a dover ascoltare Dio che parla. Anche Dio ascolta, specialmente coloro che non vengono ascoltati dal resto del mondo”. Nella foto Monsignor Celli.