Due donne, due culture, la vita e la morte…

Un mese fa il 20 aprile in Firenze si spegnava Anna Cappella, prima direttrice del Centro studi per la Regolazione naturale della fertilità dell’Università Cattolica di Roma, aveva 84 anni. Anna Cappella, ginecologa, con formazione in America, pioniera, in Italia, dell’insegnamento e della diffusione dei metodi naturali di regolazione della fertilità è stata esempio di vita, per molti. In Pakistan, dove, come Missionaria della Scuola, aveva promosso l’amore coniugale, il matrimonio e la famiglia, ha conosciuto i professori Billings ed ha appreso il loro metodo. Proprio per la sua professionalità e formazione, – riferisce l’agenzia Zenit – nel 1975 le era stata assegnata la direzione di un nuovo Consultorio familiare dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per l’insegnamento dei metodi naturali, per rispondere dal punto di vista scientifico, antropologico ed etico, all’enciclica di Paolo VI, "Humanae vitae". Dalla nuova struttura diretta da Anna Cappella è nato un Centro di studio e di ricerca che ha dato origine a Centri di insegnamento del Metodo Billings  (nella foto a destra  i coniugi Billings con la dottoressa) in tutt’Italia (anche nella nostra comunità) e ad una rete internazionale. Ha realizzato, infatti, 7 congressi internazionali per la famiglia dell’Africa e dell’Europa. E’ stata ripetutamente incoraggiata da Giovanni Paolo II che ha concesso spesso udienze speciali ai partecipanti dei numerosi congressi e corsi di formazione e che ha voluto l’apporto formativo della dott.ssa Cappella fin dalla fondazione dell’Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia presso la Pontificia Università Lateranense. Anna Cappella, umile e discreta, si è caratterizzata per lo scrupoloso insegnamento dei metodi naturali non come tecnica ma come stile di vita rispettoso dei valori in gioco nella sessualità, un servizio prezioso eppure poco conosciuto per realizzare un’autentica procreazione responsabile in accordo con il disegno di Dio sulla trasmissione della vita.  Questa in estrema sintesi la sua figura, che diventa  faro per coloro i quali hanno avuto la fortuna di conoscerla di persona o solo per aver letto e studiato qualche sua pubblicazione.

Ora vi presentiamo il ministro dell’Uguaglianza del governo Zapatero, Bibiana Aído, che  è la principale promotrice della riforma approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri: interruzione libera della gravidanza entro le prime 14 settimane, aborto senza il permesso dei genitori anche per le minorenni fra i 16 e i 18 anni.  Ma la Aído, è assurta alle cronache per una affermazione (di qualche giorno fa) che vogliamo riportarvi integralmente: "Un feto di 13 settimane (nella foto a destra) è «un essere vivente, chiaro», ma «non possiamo parlare di essere umano, perché questo non ha nessuna base scientifica»".  Le sue frasi hanno scatenato inevitabilmente una bufera. Se il feto non è un essere umano, il ministro spieghi «pubblicamente cosa crede che sia», ha detto la pediatra Gador Joya, portavoce del movimento Diritto di Vivere (Dav).  «È un’affermazione assurda», «nessuno può negare che un essere umano è un essere umano e non appartiene a nessun’altra specie» ha sottolineato il professore universitario Cesar Nombela attraverso la "Cope", radio della Conferenza episcopale spagnola: l’uomo «ha varie tappe nella sua vita e una di queste è quella fetale»

Queste in estrema sintesi le due storie: diverse, opposte, in antitesi.  A voi, a noi, la scelta del nostro futuro, nel solco della vita o nel disprezzo di essa.

 

 

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